Per Sebastiano Vinci

Ricorrono quest’anno i quarant’anni della morte del vice - questore Sebastiano Vinci, ucciso dalla B.R. il 19 giugno 1981 al quartiere Primavalle di Roma, dove svolgeva servizio.

Stimato e amato dai colleghi e dalla gente del quartiere, era da tempo nel mirino dei brigatisti insieme ad altri dirigenti di polizia per il suo impegno contro il terrorismo e i gruppi eversivi di estrema destra e sinistra, oltre la criminalità comune.

La figura di Vinci è strettamente  legata al nostra città, al nostro Liceo risultando tra i diplomati del “Dèlfico” nell’anno scolastico 1954 – 1955.

La sua famiglia proveniva da Palermo, a seguito del padre dipendente della Banca d’Italia ;  a Teramo trascorre gli anni della adolescenza e della prima giovinezza con intensa passione e partecipazione.

Conseguita la laurea in Giurisprudenza era entrato nella Banca Nazionale del lavoro, dove aveva lavorato undici anni prima di vincere nel 1968 il concorso di vice – commissario di polizia, la sua aspirazione di sempre. E’ a Modena dove diviene vice capo della Squadra mobile, poi a Torino, dove resta sette anni  in qualità di funzionario della Criminapol, dirige anche il commissariato “Barriera Milano” della periferia Nord di Torino, finalmente il trasferimento a Roma nel 1979 con la responsabilità del commissariato di Monteverde, poi all’ufficio di gabinetto della Questura, infine gli fu assegnato il commissariato di Primavalle in qualità di vice-questore.

Un commissariato di frontiera dove delinquenza comune e criminalità politica s’intrecciavano pericolosamente e dove Vinci s’impegna molto ottenendo fiducia tra la gente  con tanta umanità  e professionalità insieme.

La sua figura ricordava quella degli eroi dei sui fumetti d’infanzia ma lui non era un eroe solitario, ma un fedele e attento  servitore delle Istituzioni, dello Stato.

Era nel mirino delle B.R. per la lotta contro le infiltrazioni di gruppi eversivi nelle scuole, al Liceo Fermi a Roma,  soprattutto per il lavoro svolto a Torino quando scopre una armeria clandestina  di un nucleo di B.R.  in un alloggio vicino al commissariato da lui diretto.

Era odiato dalla malavita e dai terroristi insieme, vittima delle cieca violenza degli anni di piombo.

Accusata dell’atroce delitto la brigatista Marina Petrella a capo del commando costituito dalla colonna  di Primavalle, non si è mai pentita né dissociata. Implicata nel delitto Moro e altri fatti di sangue, la Petrella fu arrestata ripetutamente processata nel “Moro-ter” per l’assassinio di Vinci, di cui fu riconosciuta colpevole. Nel 2003 la Cassazione confermò l’ergastolo alla Petrella, ma si rifugia in Francia chiedendo e ottenendo protezione e asilo.

Di nuovo arrestata di recente, attende di essere estradata in Italia per scontare la pena dell’ergastolo.

 

                                        Romano Maria Levante